Testo di Miloslava Borošová Michalcová
Quando si comunica con l’intelligenza artificiale, è essenziale riconoscere un fatto fondamentale: l’IA non è un essere vivente. Non possiede coscienza, emozioni o intenzionalità intrinseca. Per questo non possiamo avvicinarci ad essa come faremmo con un essere umano, cioè come a un soggetto dotato di esperienza, finalità o responsabilità personale per ciò che esprime. Tuttavia, il modo in cui comunichiamo con l’IA gioca un ruolo significativo. La formulazione delle domande, la scelta del linguaggio, la struttura dei prompt e il livello della comunicazione sociolinguistica creano codici e cornici specifiche che influenzano la qualità e la precisione delle sue risposte.
Se un utente formula le proprie richieste in modo chiaro, coerente e a un certo livello intellettuale, aiuta il sistema a identificare meglio il contesto e a generare testi o proposte di soluzione più adeguati. In altre parole, la comunicazione con l’IA non è un dialogo in senso interpersonale, ma piuttosto un processo di istruzioni precise regolato da regole e strategie proprie. Allo stesso tempo, questa comunicazione è straordinariamente immediata: le risposte arrivano all’istante, consentendo un processo dinamico di sperimentazione, revisione e ricerca di nuove formulazioni o idee.
Questa immediatezza rende l’IA uno strumento potente nell’ambito della pratica creativa e dell’arte visiva. Gli artisti la utilizzano in vari modi: dalla generazione di immagini e concetti visivi alla sperimentazione con composizione, colore e stilizzazione, oppure all’analisi di ampi database di opere d’arte. L’IA può elaborare enormi quantità di riferimenti visivi in poco tempo e creare nuove combinazioni di motivi o strategie estetiche. Per molti creatori non rappresenta una sostituzione della pratica artistica, ma un’estensione del processo creativo: una sorta di spazio-laboratorio per esplorare le possibilità dell’immagine, della forma e dell’immaginazione visiva.
In questo contesto, la nozione di coinvolgimento estetico diventa altamente rilevante. Il fruitore non è più soltanto un destinatario passivo dell’opera, ma entra attivamente nel processo interpretativo. Le immagini generate dall’IA spesso emergono senza un’intenzione autoriale concreta che ne prescriva il significato. Di conseguenza, il significato si sposta verso l’osservatore, modellato dalle sue esperienze e associazioni.
In questo senso, le immagini generate dall’IA possono essere persino più radicali dell’arte tradizionale. Non hanno un autore nel senso convenzionale, né un’intenzione, né un’emozione che “desiderino” trasmettere. Eppure possono suscitare reazioni e sentimenti profondi. Ciò che vi percepiamo è una combinazione pura delle nostre associazioni, dei nostri desideri e delle nostre paure. Con le immagini dell’IA non possiamo deludere l’autore né mancare di comprendere la sua metafora. Possiamo trarne esattamente quanto ci serve. Questo tipo di interazione può essere descritto come una “riflessione interattiva”.
L’IA diventa così uno strumento capace di stimolare l’immaginazione e sostenere lo sviluppo di nuovi progetti artistici. Può assistere nella progettazione formale di strutture visive, nella scoperta di soluzioni compositive inattese o nella generazione di scenari visivi per mostre, pubblicazioni o progetti multimediali. Allo stesso tempo, può funzionare come fonte di ispirazione che conduce l’artista verso nuove domande sulla natura dell’immagine, sull’autorialità o sulla cultura visiva nell’era digitale.
Un segnale significativo di questo cambiamento si osserva anche negli orientamenti delle istituzioni culturali. A Vienna, per esempio, il MOMA ha acquisito una delle prime opere create con l’uso dell’IA, prodotta attraverso l’astrazione e l’analisi della collezione esistente del museo. Questo passo rappresenta un precedente nelle politiche di acquisizione delle istituzioni collezionistiche, poiché apre interrogativi su come definire autorialità, originalità e valore artistico quando un’opera emerge attraverso processi algoritmici.
La pratica artistica sta dunque entrando in una nuova fase in cui si intersecano creatività umana, infrastruttura tecnologica e interpretazione culturale. L’IA non è un’artista nel senso tradizionale, ma può diventare una partner nei processi di pensiero e sperimentazione. È uno strumento che consente di testare rapidamente idee, generare possibilità visive ed espandere i confini dell’immaginazione.
Le conversazioni con l’IA sono quindi, in un certo senso, conversazioni nel silenzio. Non sono dialoghi con un essere cosciente, ma l’incontro tra un essere umano e uno strumento capace di riflettere rapidamente le nostre domande, il nostro linguaggio e le nostre idee. In questo spazio emerge una forma particolare di comunicazione: immediata, aperta e al tempo stesso profondamente introspettiva. L’IA non restituisce emozioni o intenzioni proprie; restituisce piuttosto variazioni dei nostri stimoli, codici culturali e immaginazione. Proprio per questo una tale comunicazione può risultare sorprendentemente rivelatrice. Nel silenzio tra domanda e risposta vediamo non solo il potenziale della tecnologia, ma anche i nostri stessi modi di pensare, interpretare e percepire l’estetica. E forse proprio in questo spazio – tra essere umano, immagine e algoritmo – iniziamo lentamente a mettere da parte le maschere che spesso indossiamo nella comunicazione artistica e sociale.
Mgr. Miloslava Borošová Michalcová, PhD.
direttrice / director
Stredoslovenská galéria / Central Slovak Gallery
Mgr. Miloslava Borošová Michalcová, PhD. è una storica dell’arte slovacca, specialista del patrimonio, editor e curatrice, il cui lavoro si è a lungo concentrato sullo studio dell’architettura, della conservazione del patrimonio e della cultura visiva dal Medioevo alla prima età moderna. Dal 1° agosto 2022 ricopre il ruolo di Direttrice della Galleria della Slovacchia Centrale a Banská Bystrica, dove continua a sviluppare le attività espositive, di ricerca, educative e di arricchimento delle collezioni dell’istituzione. A livello nazionale rappresenta inoltre il settore delle gallerie come membro del Consiglio dei Musei e delle Gallerie della Repubblica Slovacca, al quale è stata nominata dal Consiglio Slovacco delle Gallerie.
Nella sua pratica professionale mette in relazione conservazione del patrimonio, ricerca accademica ed educazione museale e di galleria. Le sue pubblicazioni coprono un ampio spettro tematico: dall’architettura sacra medievale e dalla storia dell’arte della Slovacchia settentrionale, fino al patrimonio rinascimentale e Art Nouveau, all’iconografia, al restauro architettonico e alle metodologie di educazione museale. Si occupa inoltre di pedagogia di galleria e contribuisce a progetti curatoriali, ricerche scientifiche e atti di convegno.
In qualità di Direttrice della Galleria della Slovacchia Centrale, supervisiona le attività specialistiche, di ricerca, educative ed espositive dell’istituzione, contribuendo in modo significativo alla riflessione e all’interpretazione del patrimonio culturale della Slovacchia centrale sia a livello nazionale sia internazionale.
La Galleria della Slovacchia Centrale di Banská Bystrica opera come istituzione culturale pubblica dedicata alla presentazione, alla ricerca e alla collezione di arte moderna e contemporanea, sviluppando costantemente un ampio ventaglio di programmi espositivi, educativi e comunitari. Le sue attività si svolgono in tre edifici storici nel centro cittadino — il Pretorium, la Casa Bethlen e la Villa di Dominik Skutecký, che ospita anche l’esposizione permanente dedicata a questo celebre pittore.
La galleria sostiene sistematicamente l’alfabetizzazione visiva e l’apprendimento esperienziale attraverso mostre educative, laboratori creativi e programmi guidati rivolti a pubblici diversi. Accanto al programma espositivo, mappa e documenta anche le opere d’arte nello spazio pubblico e analizza la cultura visiva di Banská Bystrica, offrendo un quadro specialistico per le discussioni sull’ambiente visivo contemporaneo della città.
Come istituzione culturale moderna, sottolinea l’interconnessione tra arte, educazione e tecnologia e partecipa attivamente a iniziative che rafforzano le competenze digitali e culturali, collaborando naturalmente a progetti con approcci innovativi ed eticamente fondati ai nuovi strumenti, compreso l’uso creativo dell’intelligenza artificiale come AI4Creativity.